In trasmissione oggi (ascolta), anche se rapidamente, abbiamo affrontato vari temi – dal bullismo a Jackass, dagli effetti della televisione a YouTube, etc.
Anche se non condivido le riflessioni sulla “cultura di massa” di Antonio Scurati, il suo ultimo libro (La letteratura dell’inesperienza. Scrivere romanzi al tempo della televisione, edito da Bompiani) è ben scritto e interessante. E’ il punto di vista di uno scrittore sui cambiamenti degli ultimi decenni, e su presente e futuro della letteratura (e del suo ruolo nella società). In gran parte le posizioni di Scurati sulla comunicazione ricalcano quelle del Perniola di Contro la comunicazione (Einaudi, 2004), e come quelle risentono di un approccio che non tiene conto delle differenze enormi all’interno di quel mondo-fatto-di-mondi che viene definito come ‘comunicazione’. Proprio il fatto che la “comunicazione” non venga mai ben definita in entrambi i saggi, fa pensare che in realtà in certe prese di posizione risieda un’idea di comunicazione come puro concetto, e che esse siano il prodotto di una reificazione del concetto stesso. In altri termini, non credo sia corretto mettere insieme così incautamente linguaggio, stampa, fotografia, telegrafo, telefono, cinema, televisione, radio, videotext, televideo, email, chat, virtual communities, blog, youtube, googlevideo, flickr, eccetera eccetera… Parlare della “comunicazione” in questo modo credo conduca inevitabilmente a discorsi che perdono di vista l’utilizzo materiale effettivo delle tecnologie, e il loro uso sociale. Credo, al contrario, che – se si vuol comprendere qualcosa del cambiamento in atto – l’attenzione vada concentrata sulle pratiche comunicative. Ma il discorso sarebbe lungo… (non posso però non citare a questo proposito il bel libro di Gabriele Frasca, La lettera che muore. La “letteratura” nel reticolo mediale, edito da Meltemi nel 2005, che riflette sulla letteratura da un punto di vista mediologico, e dunque – a mio parere – più stimolante e meno pessimista).
Su Jackass si è detto in trasmissione, e non ho granchè da aggiungere, tranne forse il fatto che molte volte mi sono trovato a ridere delle imprese degli indistruttibili stuntman… ![]()
Sul bullismo, segnalo la voce di Wikipedia relativa a Bully (Canis Canem Edit), il videogioco che ho citato durante la trasmissione, e che tanto fa paura al ministro Fioroni. E’ prodotto dalla Rockstar, la stessa di Gran Theft Auto.

(image from http://www.rockstargames.com/bully/ )
Naturalmente, il discorso da fare su YouTube, la rete e la violenza sarebbe molto complesso. Mi limito a dire che non c’è da meravigliarsi per i filmati di pestaggi e violenze scoperti di recente. Se ognuno può riversare su YouTube ciò che vuole, è inevitabile che ci finiscano anche quel tipo di cose. Il problema è che – vuoi per sensazionalismo, vuoi per esigenze di routines produttive del giornalismo – spesso vien dato risalto solo a quel tipo di cose.
ascolta la trasmissione [richiede RealPlayer]

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